Sono più di 200.000
i Tir necessari ogni anno a trasportare i rifiuti prodotti dalle regioni che
non hanno abbastanza impianti per smaltirli e perciò li destinano alle
discariche o ai termovalorizzatori situati in altre regioni o all’estero.
Questa
è una delle più importanti conclusioni del dossier “I rifiuti in movimento”, realizzato
dal centro studi Ref.
I
200.000 Tir, se messi in fila, formerebbero una colonna lunga 3.300 km, quasi
la distanza tra Reggio Calabria e Mosca.
E’
una carovana di oltre 550 Tir al giorno, che inquina (emissioni di CO2 e
polveri sottili), costa ai cittadini (aumenta la tassa sui rifiuti) e alle
imprese (maggiori costi di smaltimento).
Un
conto salato, di cui sono responsabili gli amministratori delle regioni che non
solo non hanno provveduto ad assicurare l’autosufficienza impiantistica prevista
per legge, ma nemmeno hanno predisposto una strategia per dotare i loro
territori degli impianti necessari alla chiusura del ciclo dei rifiuti.
La
graduatoria delle peggiori regioni, basata sul numero di Tir carichi di rifiuti
messi in strada ogni giorno, vede sul podio Lazio, Campania e Sicilia. 162 Tir
al giorno per il Lazio, 142 per la Campania, 78 per la Sicilia.
La
somma dei deficit delle 14 regioni che non hanno impianti sufficienti per lo
smaltimento e l’avvio a recupero energetico dei rifiuti è di 4,9 milioni di
tonnellate, che vengono così esportate all’estero o in altre regioni per essere
riciclate o incenerite.
In
mancanza di impianti, lo smaltimento avviene trasportando, appunto, altrove i
rifiuti. Quando non finiscono per accumularsi nelle strade, con problemi di
natura sanitaria e ambientale, e diventare una emergenza, terreno fertile per
le organizzazioni criminali.
I
costi diretti e indiretti gravano sulle spalle dei cittadini e delle imprese.
Al
primo posto nella graduatoria della spesa annua per il servizio rifiuti per una
famiglia tipo c’è la Campania, con 447 euro pari al 2,5% del reddito
disponibile, ben sopra lo 0,6% della Lombardia e lo 0,7% del Veneto.
Le
stesse tre regioni sul podio della classifica per il maggior deficit
impiantistico sono anche le prime nella graduatoria del costo del servizio: una
chiara evidenza di come siano i cittadini, per primi, a pagare le carenze impiantistiche
sulla chiusura del ciclo dei rifiuti.

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