lunedì 27 gennaio 2020

In Italia non c'è solo il divario tra Nord e Sud



In Italia non c’è più, dal punto di vista economico,  lo storico divario tra Nord e Sud. Ora emerge anche quello tra Est e Ovest, perché la crisi ha accentuato le diseguaglianze nelle regioni più fragili. E il Lazio è un caso emblematico.

Lo scrivono, in un articolo pubblicato su www.lavoce.info, Massimo Baldini e Fabrizio Patriarca.

Cosa sostengono i due economisti?

I dati sugli indici di diseguaglianza di Gini a livello regionale, che l’Istat ha da poco aggiornato sul suo sito, ci danno l’occasione per approfondire il livello e la dinamica recenti del fenomeno in Italia…

L’Italia si conferma come uno degli Stati in cui le disuguaglianze sono più ampie, comparabili a Portogallo e Grecia e superiori a Francia e Germania.

Tuttavia, il dato aggregato nasconde un’eterogeneità tra regioni talmente marcata da rendere poco esplicativo limitarsi al livello nazionale.

Se alcune regioni presentano infatti livelli di diseguaglianza simili a quelli dei Paesi più disuguali d’Europa, altre sono assimilabili alle socialdemocrazie scandinave.

Il quadro che se ne ricava non sembra inoltre ripercorrere il classico gradiente Nord-Sud.

Tra le regioni più disuguali c’è il Lazio, dove la concentrazione dei redditi è seconda solo alla Sicilia.

Al contempo, Abruzzo, Molise e Puglia si collocano al di sotto della media italiana.

Emergono quindi due diversi Sud: quello adriatico, simile alle regioni del Nord, e quello tirrenico, con livelli di disuguaglianza in genere superiori, che include a pieno titolo anche il Lazio…

In generale, la crisi sembra aver determinato un più forte aumento della diseguaglianza nelle aree più fragili.

I divari tra aree ricche e povere si stanno ampliando.

Anche in questo caso le marcate differenze non sono ordinabili sull’asse dello storico dualismo territoriale.

Accanto a regioni che hanno visto un forte incremento della concentrazione dei redditi - e di nuovo il Lazio è protagonista, insieme a Calabria e Sicilia - ve ne sono altre dove la diseguaglianza non è cambiata in modo significativo, inclusa la Campania, e altre ancora in cui l’indice di Gini è diminuito, in particolare l’Emilia-Romagna.

Al contrario, in Veneto e in provincia di Trento la diseguaglianza è leggermente cresciuta, partendo però da valori bassi.

I livelli e la dinamica della diseguaglianza fanno emergere una distinzione in parte originale tra le regioni: l’area con minore diseguaglianza è il Nord-Est assieme a gran parte del Centro, mentre il Sud si divide in due parti: quella tirrenica, che nei fatti include anche il Lazio e arriva fino alla Sicilia, in grossa difficoltà, e quella adriatica dove la diseguaglianza è minore e in crescita più contenuta.

In tema di disuguaglianze l’Italia è sostanzialmente una somma di differenti Paesi nel paese, diversi almeno quanto lo sono tra loro gli Stati dell’Unione europea.

I confini tra questi piccoli Paesi nel Paese sono in parte inattesi: oltre al divario Nord-Sud, sta emergendo infatti un divario Est-Ovest”.

L’analisi di Baldini e Patriarca è molto interessante, soprattutto in questo periodo.

Infatti sembra che le autorità di governo siano interessate a ridurre le diseguaglianze economiche che con la crisi si sono accentuate nel nostro Paese.

E se si vuole che gli interventi da attuare siano realmente efficaci non si può affatto trascurare quanto sostenuto da Baldini e Patriarca.

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