giovedì 1 agosto 2019

Dal comitato di bioetica un sì al suicidio assistito


Tredici membri del comitato nazionale di bioetica, tra i quali il presidente, si sono dichiarati favorevoli alla legalizzazione del suicidio assistito in presenza di condizioni precise ed accertabili. Invece il Parlamento non ha ancora legiferato sul tema, come richiesto invece dalla Corte Costituzionale, e non ha nemmeno discusso in aula dei diversi disegni di legge presentati.

Hanno espresso soddisfazione nei confronti di questo pronunciamento del comitato nazionale di biotica sia l’avvocato Filomena Gallo, segretario nazionale dell’associazione Luca Coscioni sia Marco Cappato tesoriere dell’associazione.

Filomena Gallo ha infatti dichiarato: “ concordo con l’onore al comitato  il cui parere fa emergere una riflessione e una disamina della tematica che investe in maniera trasversale giurisprudenza, norme e diritti costituzionalmente rilevanti.

Una parte del comitato va oltre anche la stessa decisione della Corte Costituzionale.

Un plauso a questo lavoro, un parere di grande portata, solo il legislatore italiano ha scelto di non decidere, sui temi che entrano nella vita delle persone saranno nuovamente i giudici delle leggi a dovere intervenire.

I pareri all’interno del comitato sono diversi. 11 membri si oppongono alla legalizzazione del suicidio assistito. Mentre sono 13 i membri favorevoli, incluso il presidente, in presenza di condizioni precise ed accertabili.

Ed è la simultanea soddisfazione delle condizioni indicate a fungere da garanzia per la tutela della persona malata e per il medico disposto ad accoglierne la richiesta di aiuto a morire.

Il comitato ha inoltre evidenziato che, nel rispetto delle condizioni indicate, la presenza di un trattamento di sostegno vitale è considerato una condizione aggiuntiva solo eventuale; ritenerla necessaria, infatti, creerebbe una discriminazione irragionevole e incostituzionale (ai sensi dell’articolo 3 della Costituzione) fra quanti sono mantenuti in vita artificialmente e quanti, pur affetti da patologia anche gravissima e con forti sofferenze, non lo sono o non lo sono ancora.

Si imporrebbe, inoltre, a questi ultimi di accettare un trattamento anche molto invasivo, come nutrizione e idratazione artificiali o ventilazione meccanica, al solo scopo di poter richiedere l’assistenza al suicidio, prospettando in questo modo un trattamento sanitario obbligatorio senza alcun motivo ragionevole”.

Marco Cappato ha,  invece, così commentato la decisione del comitato nazionale di bioetica: “Onore la comitato nazionale di bioetica, e non solo alla maggioranza che ha espresso una decisione rispettosa della libertà del malato, ma anche alla minoranza che si è opposta, perché almeno loro, al contrario del Parlamento italiano, hanno avuto il coraggio di dibattere e di scegliere.

Il 19 settembre terremo una grande manifestazione/concerto nazionale a Roma, ai giardini Welby, per chiedere proprio al Parlamento di farsi vivo - a 13 anni dalla lettera di Welby al presidente Napolitano e a 6 anni dal deposito della nostra legge di iniziativa popolare - invece di nascondersi dietro alla Corte Costituzionale. Per quanto ci riguarda, con Mina Welby e Gustavo Fraticelli, continuiamo ad aiutare i malati ad essere liberi di decidere fino alla fine”.

Nessun commento:

Posta un commento