Tredici membri del comitato nazionale di bioetica, tra i quali il
presidente, si sono dichiarati favorevoli alla legalizzazione del suicidio
assistito in presenza di condizioni precise ed accertabili. Invece il
Parlamento non ha ancora legiferato sul tema, come richiesto invece dalla Corte
Costituzionale, e non ha nemmeno discusso in aula dei diversi disegni di legge
presentati.
Hanno espresso soddisfazione nei confronti di questo
pronunciamento del comitato nazionale di biotica sia l’avvocato Filomena Gallo,
segretario nazionale dell’associazione Luca Coscioni sia Marco Cappato
tesoriere dell’associazione.
Filomena Gallo ha infatti dichiarato: “ concordo con l’onore
al comitato il cui parere fa emergere
una riflessione e una disamina della tematica che investe in maniera
trasversale giurisprudenza, norme e diritti costituzionalmente rilevanti.
Una parte del comitato va oltre anche la stessa
decisione della Corte Costituzionale.
Un plauso a questo lavoro, un parere di grande
portata, solo il legislatore italiano ha scelto di non decidere, sui temi che
entrano nella vita delle persone saranno nuovamente i giudici delle leggi a
dovere intervenire.
I pareri all’interno del comitato sono diversi. 11
membri si oppongono alla legalizzazione del suicidio assistito. Mentre sono 13
i membri favorevoli, incluso il presidente, in presenza di condizioni precise
ed accertabili.
Ed è la simultanea soddisfazione delle condizioni
indicate a fungere da garanzia per la tutela della persona malata e per il medico
disposto ad accoglierne la richiesta di aiuto a morire.
Il comitato ha inoltre evidenziato che, nel rispetto
delle condizioni indicate, la presenza di un trattamento di sostegno vitale è
considerato una condizione aggiuntiva solo eventuale; ritenerla necessaria,
infatti, creerebbe una discriminazione irragionevole e incostituzionale (ai
sensi dell’articolo 3 della Costituzione) fra quanti sono mantenuti in vita
artificialmente e quanti, pur affetti da patologia anche gravissima e con forti
sofferenze, non lo sono o non lo sono ancora.
Si imporrebbe, inoltre, a questi ultimi di accettare
un trattamento anche molto invasivo, come nutrizione e idratazione artificiali o
ventilazione meccanica, al solo scopo di poter richiedere l’assistenza al
suicidio, prospettando in questo modo un trattamento sanitario obbligatorio
senza alcun motivo ragionevole”.
Marco Cappato ha,
invece, così commentato la decisione del comitato nazionale di bioetica:
“Onore la comitato nazionale di bioetica, e non solo alla maggioranza che ha
espresso una decisione rispettosa della libertà del malato, ma anche alla
minoranza che si è opposta, perché almeno loro, al contrario del Parlamento italiano,
hanno avuto il coraggio di dibattere e di scegliere.
Il 19 settembre terremo una grande
manifestazione/concerto nazionale a Roma, ai giardini Welby, per chiedere
proprio al Parlamento di farsi vivo - a 13 anni dalla lettera di Welby al
presidente Napolitano e a 6 anni dal deposito della nostra legge di iniziativa
popolare - invece di nascondersi dietro alla Corte Costituzionale. Per quanto
ci riguarda, con Mina Welby e Gustavo Fraticelli, continuiamo ad aiutare i
malati ad essere liberi di decidere fino alla fine”.

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