In Italia, nel
2018 rispetto all’anno precedente, risulta stabile la povertà assoluta, secondo
l’Istat. Nel 2018, si stima che siano state oltre 1,8 milioni le famiglie in
condizioni di povertà assoluta, con un’incidenza pari al 7,0%, per un numero
complessivo di 5 milioni di individui (8,4% del totale). Comunque la povertà
assoluta rimane ai livelli massimi dal 2005 e continua quindi ad assumere
dimensioni molto consistenti, che dovrebbero assolutamente diminuire.
Nel
Mezzogiorno e nelle aree metropolitane si sono registrate più famiglie e
individui poveri.
L’incidenza
delle famiglie in povertà assoluta si conferma notevolmente superiore nel Mezzogiorno
(9,6% nel Sud e 10,8% nelle Isole) rispetto alle altre ripartizioni (6,1% nel
Nord-Ovest e 5,3% nel Nord-Est e del Centro).
Anche
in termini di individui, il maggior numero di poveri (oltre due milioni e 350.000,
di cui due terzi nel Sud e un terzo nelle Isole) risiede nelle regioni del
Mezzogiorno (46,7%), il 37,6% nelle regioni del Nord, circa 1 milione e 900.000
individui (il 22,7% nel Nord-Ovest e il 14,8% nel Nord-Est).
L’incidenza
di povertà individuale è pari a 11,1% nel Sud, 12,0% nelle Isole, mentre nel
Nord e nel Centro è molto più bassa e pari a 6,9% e 6,6% (nel Nord-Ovest 7,2%,
nel Nord-Est 6,5%).
Al
Nord i comuni centro delle aree metropolitane presentano incidenze di povertà
(7,0%) maggiori rispetto ai comuni periferici delle aree metropolitane e ai
comuni sopra i 50.000 abitanti (5,4%) e ai restanti comuni più piccoli (5,7%).
Al
Centro, invece, i comuni centro di aree metropolitane presentano l’incidenza
minore (3,5% di famiglie povere contro 5,6% dei comuni periferici delle aree
metropolitane e comuni sopra i 50.000 abitanti e 6,4% dei comuni più piccoli).
Anche
il confronto per tipologia comunale evidenzia lo svantaggio del Sud e delle
Isole: l’incidenza delle famiglie in povertà assoluta nei comuni centro di aree
metropolitane è pari al 13,6% valore che raggiunge il 15,7% nel solo Sud.
Nel
2018, si conferma un’incidenza di povertà assoluta più elevata tra le famiglie
con un maggior numero di componenti.
E’
pari a 8,9% tra quelle con quattro componenti e raggiunge il 19,6% tra quelle
con cinque e più; si attesta invece attorno al 7% tra le famiglie di 3
componenti, in linea con il dato medio.
Anche
tra i monogenitore la povertà è più diffusa rispetto alla media, con
un’incidenza dell’11,0%, in aumento rispetto all’anno precedente, quando era
pari a 9,1%.
Nelle
famiglie con almeno un anziano l’incidenza di povertà è pari al 4,9%, più bassa,
quindi, della media nazionale, scende al 3,2% se si considerano le coppie in
cui l’età della persona di riferimento della famiglia è superiore a 64 anni
(tra quelle con persona di riferimento tra i 18 e i 64 anni questo valore sale
al 5,2%).
In
generale, la povertà familiare presenta quindi un andamento decrescente
all’aumentare dell’età della persona di riferimento: le famiglie di giovani,
infatti, hanno generalmente minori capacità di spesa poiché dispongono di
redditi mediamente più contenuti e hanno minori risparmi accumulati nel corso
della vita o beni ereditati.
La
povertà assoluta riguarda quindi il 10,4% delle famiglie in cui la persona di
riferimento ha un’età compresa tra 18 e 34 anni, il 4,7% se la persona di
riferimento ha oltre 64 anni.
La
diffusione della povertà diminuisce al crescere del titolo di studio.
Se
la persona di riferimento ha conseguito un titolo almeno di scuola secondaria
superiore l’incidenza è pari al 3,8%, si attesta su valori attorno al 10,0% se
ha al massimo la licenza di scuola media.
Associata
al titolo di studio è la condizione professionale e la posizione nella
professione della persona di riferimento: se dirigente, quadro o impiegato, la
famiglia è meno a rischio di povertà assoluta, con l’incidenza che si attesta
intorno all’1,5%. Se la persona di riferimento è operaio o assimilato, la
povertà riguarda il 12,3% delle famiglie.
Tra
le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione questa quota
sale al 27,6%.
Nel
2018, la povertà assoluta in Italia colpisce 1.260.000 minori (12,6% rispetto
all’8,4% degli individui a livello nazionale).
L’incidenza
varia da un minimo del 10,1% nel Centro fino a un massimo del 15,7% nel
Mezzogiorno.
Disaggregando
per età, l’incidenza presenta i valori più elevati nelle classi 7-13 anni
(13,4%) e 14-17 anni (12,9%) rispetto alle classi 0-3 anni e 4-6 anni (11,5%
circa).
Le
famiglie con minori in povertà assoluta sono oltre 725.000, con un’incidenza
dell’11,3% (oltre quattro punti più alta del 7,0% medio nazionale).
La
maggiore criticità per le famiglie con minori emerge non solo in termini di
incidenza, ma anche di intensità della povertà: questa è, infatti, al 20,8%
(rispetto al 19,4% del dato nazionale).
Le
famiglie con minori sono quindi più spesso povere, e se povere, lo sono più
delle altre.
Si
confermano le maggiori difficoltà per gli stranieri.
Gli
individui stranieri in povertà assoluta sono oltre un milione e 500.000, con
una incidenza pari al 30,3% (tra gli italiani è il 6,4%).
Le
famiglie in povertà assoluta sono composte nel 68,9% dei casi da famiglie di
soli italiani (1 milione e 250.000) e per il restante 31,1% da famiglie con
stranieri (567.000) mentre le famiglie di soli italiani rappresentano il 91,3%
delle famiglie nel loro complesso contro l’8,7% delle famiglie con stranieri.
L’incidenza
di povertà assoluta è pari al 25,1% per le famiglie con almeno uno straniero
(27,8% per le famiglie composte esclusivamente da stranieri) e al 5,3% per le
famiglie di soli italiani.

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