Nello studio del
comitato di sicurezza finanziaria del ministero dell’Economia e della Finanza
denominato “Analisi nazionale dei rischi di riciclaggio di denaro” sono
contenute anche interessanti informazioni sull’uso del contante in Italia. Per
quanto concerne il rischio di riciclaggio emerge che le province nelle quale il
rischio è più alto non sono localizzate nelle regioni meridionali ma
prevalentemente nel Centro-Nord.
Per
quanto riguarda l’uso del contante, nel
2016, nell’Eurozona sono stati effettuati 129 miliardi di transazioni in
contanti.
I
Paesi che registravano un ammontare più significativo di transazioni in
contanti erano prevalentemente i Paesi del Sud Europa, ma anche Germania,
Austria e Slovenia.
Per
quanto attiene alla stima del valore di queste transazioni, i Paesi con la
percentuale più alta risultavano essere Cipro, Malta e la Grecia, seguivano
l’Italia, insieme a Spagna e Austria.
In
Italia nel 2016 il contante è stato lo strumento più utilizzato nei punti
vendita: l’86% delle transazioni è stato regolato in contanti rispetto al 79%
registrato nell’area euro.
Il
contante è risultato meno utilizzato al Nord e più diffuso al Centro e al Sud:
le percentuali più basse di transazioni in contante sono state registrate in
Lombardia (81%), Sardegna (82%) e Toscana (82%), mentre quelle più alte in
Calabria (94%), Abruzzo, Molise e Campania (91%).
Sulla
base dell’assunto che il contante è una misura - ancorché parziale - del
rischio di riciclaggio, si è presentato, nello studio, un indicatore di rischio
elaborato a livello provinciale dall’Unità di informazione finanziaria (Uif).
L’indicatore
è basato su una misura “relativa” di anomalia: per ogni euro depositato in
banca utilizzando strumenti diversi dal contante è considerato l’ammontare dei
versamenti in contanti non giustificati da fattori “strutturali” locali di
natura socio-economica e finanziaria.
In
tal senso, questo indicatore appare un’utile misura di esposizione al rischio
di riciclaggio per gli operatori privati.
Per
ciascuna provincia è stato calcolato il rapporto tra il numero delle anomalie
rilevate a livello banca-comune e il totale di combinazioni banca-comune
osservate nella stessa provincia.
Nella
mappatura provinciale di questa misura di rischio sono stati distinti quattro
livelli di rischio: alto, medio-alto, medio e basso.
Le
province con rischio alto sono risultate essere Aosta, Milano, Lodi, Bolzano,
Udine, Trieste, Gorizia, Venezia, Verona, Parma, Bologna, Ferrara, Ravenna,
Forlì-Cesena, Firenze, Prato, Pistoia, Lucca, Siena, Arezzo, Pesaro-Urbino,
Perugia, Terni, Rieti, Roma, L’Aquila, Cagliari.
Le
province con rischio medio-alto Imperia, Torino, Biella, Verbano-Cusio-Ossola,
Varese, Como, Sondrio, Trento, Belluno, Pordenone, Treviso, Padova, Piacenza,
Modena, Livorno, Pisa, Ancona, Ascoli Piceno, Viterbo, Latina, Frosinone,
Campobasso, Caserta, Napoli, Avellino, Potenza, Cosenza, Sassari.
Il
risultato più interessante, e inatteso, è il fatto che in queste due categorie
sono inserite soprattutto province appartenenti
a regioni del Centro-Nord, mentre quelle appartenenti a regioni
meridionali sono poche.
Pertanto,
risulta evidente che la criminalità organizzata, facente parte delle diverse
mafie che operano in Italia oppure no, la quale utilizza notevolmente lo strumento
del riciclaggio del denaro è particolarmente presente nel Centro-Nord.
Quindi
è proprio in quell’area che devono essere intensificati gli interventi per
contrastare il riciclaggio del denaro, anche riducendo l’utilizzo del contante,
obiettivo questo che non sembra essere considerato prioritario dall’attuale
governo.

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