L'aumento
dei suicidi, la crescita del sovraffollamento, ed una “riformina”
dell'ordinamento penitenziario. Sono questi alcuni dei tratti salienti che
hanno caratterizzato il 2018 per quanto riguarda il sistema carcerario
italiano, secondo l’associazione Antigone.
L’associazione Antigone, come ogni anno, anche
relativamente al 2018, ha analizzato gli aspetti più caratterizzanti del
sistema carcerario italiano.
Al 30 novembre, dopo 5
anni, i detenuti sono tornati ad essere oltre 60.000, con un aumento di circa
2.500 unità rispetto alla fine del 2017. Con una capienza complessiva del
sistema penitenziario di circa 50.500 posti, attualmente ci sono circa 10.000
persone oltre la capienza regolamentare, per un tasso di affollamento del
118,6%.
Il sovraffollamento è però molto disomogeneo nel
paese. Al momento la regione più affollata è la Puglia, con un tasso del 161%,
seguita dalla Lombardia con il 137%. Se poi si guarda ai singoli istituti, in
molti (Taranto, Brescia, Como) è stata raggiunta o superata la soglia del 200%,
numeri non molto diversi da quelli che si registravano ai tempi della condanna
della Cedu.
“L'indirizzo
dell'attuale governo - ha dichiarato Patrizio Gonnella, presidente di Antigone
- sembra quello di costruire nuovi istituti di pena. Costruire un carcere di
250 posti costa tuttavia circa 25 milioni di euro. Ciò significa che ad oggi
servirebbero circa 40 nuovi istituti di medie dimensioni per una spesa complessiva
di 1 miliardo di euro, senza contare che il numero dei detenuti dal 2014 ad
oggi ha registrato una costante crescita e nemmeno questa spesa dunque basterà.
Servirebbe inoltre più personale, più risorse, e ci vorrebbe comunque molto
tempo”.
“Quello che si potrebbe fare subito - ha poi sostenuto
Gonnella - è investire nelle misure alternative alla detenzione. Sono circa un
terzo le persone recluse che potrebbero beneficiarne e finire di scontare la
propria pena in una misura di comunità.
Inoltre - ha proseguito il presidente di Antigone -
andrebbe riposta al centro della discussione pubblica la questione droghe.
Circa il 34% dei detenuti è in carcere per aver violato le leggi in materia, un
numero esorbitante per un fenomeno che andrebbe regolato e gestito diversamente”.
Il 2018 ha inoltre
visto crescere il numero dei suicidi avvenuti dietro le sbarre. Sono stati 63
(4 nel solo istituto di Poggioreale a Napoli), il primo avvenuto il 14 gennaio
nel carcere di Cagliari e l'ultimo il 22 dicembre in quello di Trento. Era dal
2011 che non se ne registravano così tanti. Ogni 900 detenuti presenti, durante
l'anno, uno ha deciso di togliersi la vita, venti volte di più che nella vita
libera.
“Di fronte a questa
lunghissima serie di tragedie - ha detto Patrizio Gonnella - abbiamo promosso
una proposta di legge per prevenire i suicidi”. La proposta si articola in tre
punti: maggiore accesso alle telefonate, maggiore possibilità di passare
momenti con i propri famigliari, inclusa l'opportunità di avere rapporti
sessuali con le proprie compagne o con i propri compagni, una notevole
diminuzione dell'utilizzo dell'isolamento.
“Per prevenire i suicidi in carcere bisogna togliere
la volontà di ammazzarsi e non limitarsi a privare i detenuti degli oggetti con
cui farlo. La prevenzione dei suicidi - ha rilevato il presidente di Antigone -
ha a che fare con la qualità della vita interna, con la condizione di
solitudine, con l’isolamento e con i legami affettivi all’esterno. Il carcere
deve riprodurre la vita normale. Nella vita normale si incontrano persone, si
hanno rapporti affettivi ed intimi, si telefona, si parla, non si sta mai soli
per troppo tempo. Abbiamo inviato questa proposta ai parlamentari - ha concluso
Gonnella - e a gennaio incontreremo alcuni di loro affinché arrivi presto in
Parlamento”.
L'anno che sta per
chiudersi ha visto anche l'approvazione della riforma dell'ordinamento
penitenziario, a conclusione di un iter avviato dal precedente governo che
aveva convocato gli Stati Generali dell'esecuzione penale a cui avevano partecipato
addetti ai lavori provenienti da diversi mondi.
Gran parte delle indicazioni uscite da quella
consultazione sono state disattese, in particolare proprio sulle misure
alternative alla detenzione. Tuttavia su alcuni temi si sono fatti dei piccoli
passi avanti, ad esempio con la creazione di un ordinamento penitenziario per i
minorenni.
Nel corso del 2018
Antigone, grazie alle autorizzazioni che da 20 anni riceve dal dipartimento
dell'Amministrazione Penitenziaria, ha visitato con i propri osservatori 86
istituti penitenziari.
L'elaborazione dei dati raccolti è ancora in corso
ma, nei 70 istituti per cui è conclusa, abbiamo rilevato che nel 20% dei casi
ci sono celle in cui i detenuti hanno a disposizione meno di 3 mq. ciascuno.
Nel 36% degli istituti visitati c'erano celle senza acqua calda e nel 56% celle
senza doccia. Nel 20% non ci sono spazi per realizzare lavorazioni di tipo
industriale e nel 29% non c'è un'area verde in cui incontrare i familiari
d'estate. E queste, è importante ribadirlo, sarebbero tutte cose previste per
legge.
Si continua a registrare carenza di personale. Negli
istituti visitati c'è in media un educatore ogni 80 detenuti ed un agente di
polizia penitenziaria ogni 1,8 detenuti. Ma in alcuni realtà si arriva a 3,8
detenuti per ogni agente (Reggio Calabria “Arghillà”) o a 206 detenuti per ogni
educatore (Taranto).
Negli istituti visitati lavorava per il carcere il
28,9% dei detenuti, mentre solo il 2,5% lavorava per datori di lavoro privati.
La scuola è presente quasi ovunque ma la grande
assente è la formazione professionale. Questa coinvolgeva in media il 4,8% dei
detenuti negli istituti presi in esame e tra questi, in 28 (40%), non c'era
alcuna offerta di formazione professionale in corso.

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