Nelle ultime settimane si è manifestata una certa attenzione,
comunque insufficiente, nei confronti della situazione dei diritti umani in
Arabia Saudita sia per l’omicidio del giornalista Khashoggi sia, soprattutto,
per lo svolgimento della partita di calcio della cosiddetta Supercoppa, tra
Juventus e Milan, a Gedda. In effetti in Arabia Saudita si assiste ad una
pesante violazione dei diritti umani, ben sottolineata da Amnesty
International.
Amnesty International ha
individuato le dieci principali violazioni dei diritti umani che
contraddistinguono quello che Amnesty definisce “il regno della crudeltà”.
Guerra
devastante nello Yemen
La coalizione guidata dall’Arabia
Saudita ha contribuito in modo significativo a una guerra che ha devastato
lo Yemen negli ultimi tre anni e mezzo, uccidendo migliaia di civili, compresi
i bambini, bombardando ospedali, scuole e case.
I ricercatori di Amnesty hanno
documentato ripetute violazioni del diritto internazionale umanitario, compresi
i crimini di guerra. Nonostante ciò, l’Italia e altri Paesi come gli Stati Uniti,
il Regno Unito e la Francia continuano a fare affari lucrosi con i sauditi.
Incessante
repressione contro attivisti pacifici, giornaliste e accademici
Da quando il principe
ereditario Mohammed Bin Salman è salito al potere, molti attivisti sono stati
arrestato o condannati a lunghe pene detentive semplicemente per aver
esercitato pacificamente il loro diritto alla libertà di espressione,
associazione e assemblea.
Le autorità hanno preso di
mira la piccola ma rumorosa comunità di difensori di diritti umani, anche
usando le leggi anti-terrorismo e contro il cyber-crimine per sopprimere il
loro attivismo pacifico come strumento di opposizione alle violazioni dei
diritti umani.
Arresti di
difensori di diritti umani delle donne
All’inizio del 2018, una serie
di eminenti difensori dei diritti delle donne sono stati arrestati durante
la repressione messa in atto dal governo saudita. A maggio, Loujain
al-Hathloul, Iman al-Nafjan e Aziza al-Yousef sono stati arrestati
arbitrariamente. Dopo il loro arresto, il governo ha lanciato una campagna
diffamatoria per screditarli come “traditori”. Ora rischiano una lunga
pena detentiva.
Esecuzioni
L’Arabia Saudita emette ogni
anno moltissime condanne a morte, spesso eseguite con macabre decapitazioni
pubbliche.
Amnesty ritiene che la pena di
morte violi il diritto alla vita e sia crudele, inumana e degradante.
Inoltre, nonostante sia dimostrato come la condanna a morte non scoraggi
le persone dal commettere reati, l’Arabia Saudita continua a emettere queste
sentenze e a eseguirle, a seguito di processi gravemente iniqui.
Nel 2018, l’Arabia Saudita
ha giustiziato 108 persone, quasi la metà delle quali per reati legati alla
droga.
Punizioni
crudeli, inumane e degradanti
Le corti dell’Arabia Saudita
continuano a imporre condanne di flagellazione come punizione per molti
reati, spesso a seguito di processi iniqui. Raif Badawi è stato condannato a
1.000 frustate e 10 anni di carcere semplicemente per aver scritto un
blog. Amputazioni e amputazioni incrociate, che invariabilmente costituiscono
tortura, sono anche eseguite come punizione per alcuni crimini.
Tortura e
maltrattamenti
L’uso della tortura come strumento punitivo, e altri
maltrattamenti da parte delle forze di sicurezza rimangono comuni e diffusi,
mentre i responsabili non sono mai chiamati a giustificare i propri
comportamenti di fronte alla giustizia.
Discriminazione sistematica delle donne
Le donne e le ragazze sono discriminate e
legalmente subordinate agli uomini in relazione al matrimonio, al
divorzio, alla custodia dei figli, all’eredità e ad altri aspetti. Sotto il
sistema di tutela, una donna non può prendere decisioni per conto proprio,
bensì è un parente maschio a decidere tutto a suo nome.
Discriminazione religiosa
I membri della minoranza scita del Regno
continuano a essere discriminati: limitato il loro accesso ai servizi pubblici
e all’occupazione. Decine di attivisti sciiti sono stati condannati a morte o a
lunghe pene detentive per la loro presunta partecipazione a proteste
antigovernative nel 2011 e nel 2012.
“Ciò che succede nel Regno, resta nel
Regno”
E’ noto che le autorità saudite intraprendono azioni
punitive, anche attraverso i tribunali, contro attivisti pacifici e familiari
di vittime che per chiedere aiuto contattano organizzazioni indipendenti per i
diritti umani, come Amnesty International, o diplomatici e giornalisti stranieri.
L’omicidio di Jamal Khashoggi
Dopo l’orribile uccisione di Jamal Khashoggi, Amnesty
International ha chiesto al segretario generale delle Nazioni Unite Antonio
Guterres di istituire un’indagine indipendente delle Nazioni Unite sulle
circostanze che hanno portato all’esecuzione extragiudiziale di Khashoggi,
l’eventuale tortura e altri crimini e violazioni commessi al suo caso.

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