“L’Africa
finanzia il resto del mondo per l’ammontare di 41,3 miliardi di dollari
l’anno”. E’ quanto emerge dal nuovo rapporto “Honest
Accounts 2017. Come il mondo beneficia della ricchezza dell’Africa”, frutto dell’impegno congiunto
dell’organizzazione britannica di cittadinanza attiva Global Justice Now, del movimento internazionale per l’annullamento
del debito dei paesi più poveri Jubilee Debt Campaign e di un
gruppo di Ong europee e africane.
Il
sorprendente dato è originato dall’esame dei flussi economici e finanziari di
47 paesi africani. Il risultato è che nel 2015 il continente ha ricevuto
161,6 miliardi dollari sotto forma di prestiti internazionali,
aiuti allo sviluppo e rimesse dei migranti, mentre l’ammontare complessivo
delle uscite è stato pari a 202,9 miliardi di
dollari.
Nello
specifico, i Paesi africani hanno ricevuto circa 19 miliardi di dollari in
sovvenzioni e aiuti allo sviluppo, ma più del triplo di questi fondi, 68
miliardi, è uscito dal continente in attività finanziarie illecite.
Di
questa enorme fetta di torta, corrispondente a oltre il 6% del Pil dell’intera
Africa, una buona parte, 48,2 miliardi di dollari, è legata al cosiddetto
fenomeno del “trade misinvoicing”, ossia alle false fatturazioni
commerciali delle multinazionali.
A questa cifra, inoltre, vanno aggiunti 32,4 miliardi
di dollari di profitti delle multinazionali che, semplicemente,
vengono riportati nei Paesi dove le società hanno la loro sede. Nulla di
illegale, in questo caso, ma comunque un altro grosso pezzo di ricchezza creata
in Africa e goduta altrove.
E
poi ci sono il rimborso del debito da parte di governi e settore privato (quasi
30 miliardi in tutto), gli utili inviati nei paradisi fiscali dopo aver
sfruttato le risorse africane, la pesca e la caccia di frodo, il disboscamento
illegale.
Senza
contare l’effetto di impoverimento prodotto dal cosiddetto “brain drain”, ossia
la perdita di giovani talenti africani, che migrano a causa dei dissesti
naturali e dei conflitti.
Il
vero ruolo degli aiuti esteri.
Gli
autori del rapporto sono molto critici sul ruolo esercitato dagli aiuti esteri
erogati dai governi occidentali nel continente, sostenendo che spesso si tratta
semplicemente di finanziamenti per promuovere la privatizzazione dei
servizi pubblici, il libero scambio e gli investimenti privati.
“Se
lo scopo degli aiuti è quello di supportare lo sviluppo dell’Africa, dovrebbe
allora essere slegato da interessi corporativi occidentali”, si afferma nello studio.
Viene
poi evidenziato che l’Africa ha un grande potenziale minerario ed
energetico, manodopera qualificata, nuove imprese in forte espansione, un vasto
mercato interno e una straordinaria biodiversità.
La
sua popolazione dovrebbe dunque prosperare, mentre l’economia del continente dovrebbe
crescere con tassi annuali a doppia cifra, pari ad almeno il doppio del 5%
attuale.
Al
contrario, molte persone che vivono nei 47 Paesi presi in esame restano
intrappolate nella povertà, mentre gran parte della ricchezza del
continente defluisce sistematicamente verso i Paesi più sviluppati, in
gran parte ex colonizzatori.
La
relazione rileva inoltre le responsabilità che i governi occidentali e le
istituzioni finanziarie internazionali hanno nel depauperamento del continente,
per avervi introdotto politiche economiche che alimentano la povertà.
Per
esempio, lo studio descrive come le compagnie estrattive che
esportano minerali, gas e petrolio, ottengono ingenti profitti pagando
esigue tasse grazie a rilevanti incentivi fiscali. Misure tributarie mirate,
messe in atto dai governi occidentali per favorire generose riduzioni delle
imposte alle multinazionali.
Sono
prese in esame con estrema attenzione anche le perdite
associate agli effetti avversi del cambiamento
climatico, nonostante l’Africa abbia contribuito in misura irrisoria allo
storico accumulo dei gas a effetto serra, rispetto ai Paesi sviluppati.
Il
costo di adattamento per prevenire l’impatto del cambiamento climatico nel
continente è stimato in 10,6 miliardi all’anno, mentre per la mitigazione
dei fenomeni ad esso correlati sarebbero necessari circa altri 26
miliardi, nei quali è compresa l’adozione di sistemi di conversione
dell’energia da fonti rinnovabili
Un
processo di trasformazione molto più oneroso rispetto all’Europa o
all’America, perché in Africa mancano le infrastrutture e la tecnologia
necessarie.
Arrivando
alle conclusioni, la ricerca dimostra che quello di cui i Paesi africani hanno
veramente bisogno è che il resto del mondo fermi i saccheggi retaggio
dell’epoca coloniale, la cui natura di base rimane invariata. Per questo,
gli aiuti internazionali andrebbero riconsiderati come una sorta di
risarcimento per i danni causati al continente.
I
ricercatori di Honest Accounts non formulano però solo critiche, ma propongono
anche alcune soluzioni concrete.
Tra
queste, un maggiore coinvolgimento della società civile del continente e di
quella dei Paesi che beneficiano della sua ricchezza per contrastare la
corruzione, eliminare le politiche fiscali svantaggiose e i troppi squilibri
che impediscono lo sviluppo dell’Africa.

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