Nella Repubblica
Democratica del Congo è in atto un genocidio da oltre 20 anni, nel silenzio
generale dei media. Dal 1996 ad oggi si sono succedute tre guerre che hanno
provocato oltre
6 milioni di morti,
la metà dei quali bambini.
Utilizzando quanto scritto in due articoli pubblicati
rispettivamente su www.left.it e su www.sicurezzainternazionale.luiss.it,
si può comprendere qual è la situazione attuale.
Il conflitto si è intensificato dopo che il leader tribale
Kamwina Nsapu è stato ucciso dai soldati congolesi nell’agosto del 2016. In
meno di un anno per sfuggire agli scontri armati tra le forze dell’ordine e i
ribelli gli sfollati hanno raggiunto il milione.
Nel Paese è in atto una vera e propria emergenza
umanitaria, con almeno 400.000 bambini a rischio di morte per fame. Tra maggio
e giugno sono state scoperte 42 fosse comuni con oltre 400 morti. Tra di essi
anche due funzionari dell’Onu inviati in Congo e scomparsi il 12 marzo.
Il direttore dell’associazione Anpil (presente in
Congo dal 2007) Massimiliano Salierno, ha così descritto quanto sta
avvenendo in Congo: “Il problema attuale del Congo è la successione alla
presidenza. Al momento ricopre il ruolo Kabila, figlio dell’ex presidente
congolese che ha terminato il suo mandato nel dicembre dello scorso anno, ma
non ha alcuna intenzione di lasciare il potere, quindi questo crea una
grandissima tensione.
Le elezioni che si dovevano tenere non si sono ancora
svolte. C’è anche un tentativo da parte del presidente Kabila di cambiare la
Costituzione per consentirgli di avere un ulteriore mandato presidenziale. Da
qui nascono gli scontri che, purtroppo, stanno insanguinando la regione”.
La denuncia di Salierno spiega il motivo per cui le violenze
si svolgono soprattutto nel Kasai, una regione storicamente in contrasto con il
potere della capitale, tenuta sempre sotto controllo e repressa.
Le immagini di violente uccisioni, di corpi massacrati e
ammassati nelle fosse comuni hanno incontrato un agghiacciante silenzio
mediatico. Pochissimi giornali parlano della situazione drammatica in cui versa
il Kasai, ma sul web circolano alcune foto e video del genocidio.
Il governo congolese utilizza il caos che domina il Paese
per rimandare all’infinito le elezioni, con buona pace dell’“accordo di San
Silvestro”, con cui maggioranza e opposizione avevano concordato un anno di
transizione ed elezioni entro la fine del 2017. Ma tutte le fasi stabilite
dall’accordo non vengono rispettate dal governo.
Alcune fonti denunciano gli Stati Uniti di appoggiare le
milizie ruandesi e le dittature che crescono nel Congo, che alimentano una
sempre maggiore povertà, l’aumento del tasso di Aids (che ha raggiunto il 20%
della popolazione nelle province orientali) a causa dei continui stupri, le
epidemie e gli spostamenti di massa che derivano da condizioni di vita
impossibili.
E l’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti
umani, Zelda Ra’ad Al Hussein, il 6 giugno, a Ginevra, ha ordinato l’apertura
di un’inchiesta internazionale sulle accuse di violazione dei diritti umani
avvenute nella Repubblica Democratica del Congo, proprio nel Kasai.
Nel condurre la 35esima sessione dello Human Rights Council,
Hussein ha criticato il governo congolese per la gestione della propria
collaborazione con gli organi dell’Onu. “Sarebbe intollerabile se gli ufficiali
governativi pensassero che il minimo impegno nella difesa dei diritti umani
possa permettere poi la violazione di tali doveri nei confronti dei propri
cittadini e di tutte le altre persone”.

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