Recentemente,
è stato reso noto un rapporto dell’Ocse nel quale viene esaminato il livello
raggiunto nel 2015 dalla pressione fiscale, cioè il rapporto tra il gettito
derivante delle imposte e il Pil, in diversi Paesi, tra i quali l’Italia. L’Italia
rimane nel gruppo dei Paesi con la pressione fiscale più elevata.
L’Italia è in sesta posizione, come la Svezia, con
una tassazione complessiva pari al 43,3% del Pil.
E’ preceduta solamente dalla Danimarca, che è al
primo posto con una pressione fiscale pari al 46,6%, dalla Francia, dal Belgio,
dalla Finlandia e dall’Austria.
Si può rilevare, tra l’altro, che la Germania aveva
una pressione fiscale pari al 36,9% e gli Stati Uniti pari al 26,4%.
Peraltro i valori raggiunti dalla pressione fiscale
andrebbero comparati con il livello e la qualità dei servizi pubblici erogati
dai diversi Paesi e quindi anche con il livello e la “qualità” della spesa
pubblica.
Ora, quanto meno in diverse regioni italiane, il
livello e la qualità dei servizi pubblici sono senza dubbio inferiori rispetto
a quanto si verifica nei Paesi con una pressione fiscale più alta o simile a
quella che contraddistingue l’Italia.
Pertanto, il rapporto dell’Ocse conferma il fatto
che in Italia la pressione fiscale è molto elevata, troppo elevata.
E tale situazione non può che essere valutata
negativamente in quanto ostacola gli investimenti delle imprese, o meglio di
quelle imprese che pagano le tasse, e i consumi dei lavoratori dipendenti.
Quindi una riduzione della pressione fiscale
potrebbe contribuire alla necessaria crescita della domanda effettiva,
favorendo così l’incremento del Pil ed anche dell’occupazione.
Si potrebbe sostenere che in realtà una parte
consistente delle imprese evadono il fisco e quindi non si dovrebbe ridurre la
pressione fiscale quanto meno per le imprese.
Però la soluzione migliore sarebbe quella di
intensificare il contrasto all’evasione fiscale e di ridurre le imposte per le
imprese che già le pagano regolarmente.
Comunque, supponendo che nel breve periodo non sia
possibile diminuire considerevolmente l’evasione fiscale, è opportuno
ugualmente, ed anche possibile, ridurre le pressione fiscale in Italia?
A mio avviso, non solo è opportuno ma è anche
possibile. Poi, si tratta di stabilire se ridurre la pressione fiscale in
misura uguale per le imprese e per i lavoratori dipendenti, oppure no.
Ma questo è un altro discorso.
E come diminuire la pressione fiscale?
Un modo potrebbe essere quello, ricollegandomi a
quanto ho scritto in un precedente post, di ridurre la spesa pubblica
improduttiva, di ridurre gli sprechi, attuando un’efficace politica di spending
review, cioè di revisione della spesa delle pubbliche amministrazioni.
Per ora tale politica, da molti anni ormai, non è
stata attuata, ma il problema rimane.
E rimane anche il problema di ridurre la pressione
fiscale, se si vuole davvero accrescere in misura notevole il Pil e,
contemporaneamente, ridurre considerevolmente la disoccupazione.

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