domenica 7 maggio 2023

Prosegue la strage dei morti sul lavoro

 

Nel 2022 si sono verificati 1.090 infortuni mortali sul lavoro, in diminuzione rispetto al 2021, anno in cui i morti erano stati 1.221, ma tale riduzione è stata determinata dalla quasi assenza di vittime Covid tra gli infortuni mortali avvenuti nel 2022.

Comunque, al di là della diminuzione, i morti sul lavoro nel 2022 sono stati ancora molti, troppi.

Dei 1.090 infortuni mortali verificatisi nel corso del 2022, sono stati 790 gli infortuni mortali in occasione di lavoro, mentre sono stati 300 quelli rilevati in itinere.

Questi ultimi sono risultati in significativo aumento (+21%) rispetto al 2021. Una delle cause è probabilmente la riduzione del lavoro in smart working.

Numeri alla mano, gli infortuni mortali “non Covid” sono cresciuti nell’ultimo anno del +17% (da 927 a 1.080), mentre quelli “Covid” sono quasi scomparsi dalle statistiche: da 294 nel 2021 a 10 casi nel 2022, con una diminuzione del -96,6 %.

Con la scomparsa tra gli infortuni mortali delle morti per “Covid”, i dati del 2022 sono del tutto analoghi a quelli del 2019, epoca pre-Covid, a dimostrazione che il tragico fenomeno delle morti sul lavoro sostanzialmente non subisce diminuzioni da anni.

Le denunce di infortunio sul lavoro (mortali e non mortali) sono cresciute del +25,7% rispetto al 2021, arrivando a quota 697.773, con il settore della sanità sempre in testa alla graduatoria degli infortuni in occasione di lavoro (84.327 denunce). Seguono, attività manifatturiere (75.295) e trasporti (53.932).

Resta purtroppo importante in questi dati anche la lettura sull’evoluzione delle denunce totali di infortunio per Covid: a fine dicembre 2021 erano 48.876, mentre a fine dicembre 2022 sono diventate 117.154, a dimostrazione che il virus è meno pericoloso, ma è ancora presente nei luoghi di lavoro.

Nel 2022 le regioni che hanno segnato i più alti indici infortunistici di mortalità, ovvero l’indice che stabilisce il rapporto tra gli infortuni mortali e la popolazione lavorativa presente in regione, sono state Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Basilicata, Marche, Umbria e Campania.

La media dell’indice di incidenza della mortalità in Italia alla fine del 2022 è stato di 35 decessi ogni milione di occupati.

Tra i dati più rilevanti ci sono quelli dei lavoratori stranieri.  

Gli stranieri deceduti in occasione di lavoro sono stati 150, cioè il 19% del totale. Anche qui l’analisi sull’incidenza infortunistica svela chiaramente come gli stranieri abbiano un rischio di morte sul lavoro più che doppio rispetto agli italiani. Gli stranieri infatti hanno registrato 66,5 morti ogni milione di occupati, contro 31,5 italiani che hanno perso la vita durante il lavoro ogni milione di occupati.

Le donne che hanno perso la vita in occasione di lavoro nel 2022 sono state 60 su 790. Altre 60 donne, invece, hanno perso la vita in itinere, cioè nel percorso casa-lavoro.

La fascia d’età più colpita dagli infortuni mortali sul lavoro è stata sempre quella tra i 55 e i 64 anni (303 su un totale di 790), ma stando all’incidenza di mortalità il dato più alto rapportato all’età degli occupati lo si è rilevato tra gli ultrasessantacinquenni, che hanno registrato 93,6 infortuni mortali ogni milione di occupati.

L’incidenza di mortalità minima è rimasta ancora nella fascia di età tra 25 e 34 anni, (pari a 17,1), mentre nella fascia dei più giovani, ossia tra 15 e 24 anni, l’incidenza è stata di 25,7 morti ogni milione di occupati.

Si è confermato, quindi, che anche nel 2022 la maggior frequenza di infortuni mortali si è riscontrata tra i lavoratori più anziani.

Mauro Rossato, presidente dell’osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering di Mestre, osservatorio che ha fornito i dati citati, ha così commentato questi dati:

“Purtroppo siamo consapevoli di come in questo drammatico bilancio restino fuori molti altri decessi. Quelli che appartengono all’economia sommersa e a tutti i lavoratori che non sono assicurati Inail.

Ci auguriamo, dunque, che il nostro impegno quotidiano nell’elaborazione di questi studi possa sostenere un concreto percorso di prevenzione sugli infortuni sul lavoro.

L’obiettivo del nostro osservatorio è e sarà sempre di diffondere i dati dell’emergenza per spronare tutti coloro che si occupano di tutelare la salute dei lavoratori a riflettere e a rispondere quanto prima in modo efficace a questa strage.

Perché è chiaro che in un Paese come il nostro, in cui ci sono tutti gli strumenti normativi per proteggere i lavoratori dagli infortuni, non si può arrivare ad ogni fine anno con un bollettino di morti che parla sempre di oltre 1.000 vittime.

Il punto è che, con un serio programma di formazione e aggiornamento dei lavoratori, attuando azioni di efficace controllo preventivo e di sospensione delle attività in aziende che presentano gravi violazioni delle norme antinfortunistiche, tutti gli incidenti potrebbero essere evitati. Tutti, da quelli meno gravi a quelli più gravi, fino a quelli mortali”.

Non posso che concordare con le considerazioni formulate da Rossato.

Ma non mi sembra che, per il momento, ci siano le condizioni affinchè quelle azioni di controllo preventivo e di sospensione delle attività, evocate da Rossato, possano effettivamente aumentare in misura considerevole, come sarebbe invece necessario.

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