Come
è noto, il governo, tra i primi provvedimenti presi, ha approvato un decreto,
apparentemente solo contro i rave party, ma che in realtà potrebbe essere
utilizzato anche in molti altri casi, determinando di fatto una forte
limitazione delle libertà dei cittadini, in contrasto con quanto prevede la
Costituzione.
Infatti il decreto in questione non è chiaro nella sua formulazione e il nuovo reato che istituisce potrebbe colpire, ad esempio, anche gli studenti che occupano una scuola o i partecipanti ad una manifestazione di critica alle decisioni del governo.
Peraltro, quanto avvenuto recentemente in provincia di Modena, dimostra che è possibile sciogliere un rave party anche utilizzando la normativa già esistente, senza la necessità di prevedere un nuovo reato, punibile addirittura con una pena fino a 6 anni di reclusione.
La prima domanda che ci si può porre è la seguente: quel decreto, così come formulato, è il frutto di un errore nella formulazione oppure volutamente si è varato un decreto che limitasse, appunto, le libertà dei cittadini?
Difficile rispondere a questa domanda.
Quello che è certo, considerando che quel decreto riguarda anche altre questioni, come l’anticipo del reintegro nel lavoro dei medici e degli infermieri no vax, che cioè non si sono vaccinati, i provvedimenti presi nella prima riunione effettiva del Consiglio dei Ministri, rappresentano una sorta di norme-manifesto, che indicano come il nuovo governo vorrà muoversi, soprattutto sul tema dei diritti, con un atteggiamento autoritario e che lo connotano come un governo di estrema destra, quanto meno appunto sul tema dei diritti.
E’ vero che, ritornando al provvedimento anti rave party, sembra possibile che la maggioranza in Parlamento intenda modificare il provvedimento in questione, ma intanto quel decreto è già in vigore e poi occorrerà verificare se effettivamente sarà modificato e come sarà modificato.
Che il nuovo governo voglia assumere una connotazione di natura autoritaria, quanto meno su certe questioni, è inoltre dimostrato dal tentativo di impedire lo sbarco delle navi delle Ong che, nel Mediterraneo, hanno soccorso circa un migliaio di migranti, tra i quali molti minori non accompagnati.
E pertanto è necessario che in Parlamento e fuori di esso si manifesti un’opposizione forte nei confronti del governo che, certamente, approvi i suoi provvedimenti quando li ritenga positivi, ma che, nel caso in cui le decisioni governative abbiano le caratteristiche del decreto fino ad ora esaminato, contrasti duramente la loro approvazione in Parlamento, anche ricorrendo ad iniziative che si svolgano all’ esterno del Parlamento stesso.

Nessun commento:
Posta un commento