Nel 2020, 434.000 persone povere non hanno potuto acquistare i medicinali
di cui avevano bisogno per ragioni economiche. E’ una delle principali
conclusioni dell’VIII rapporto “Donare
per curare - povertà sanitaria e donazione farmaci”, realizzato da
OPSan, l’osservatorio sulla povertà sanitaria, organo di ricerca di Banco
Farmaceutico.
Il quadro che emerge dal rapporto è drammatico.
Mentre le persone non povere hanno una capacità di spesa pro-capite mensile per
le cure mediche di 65 euro, le persone povere possono spendere solo 10,15 euro,
meno di 1/5 dei non poveri.
Le persone non povere, inoltre, possono spendere, in medicinali, 28,18 euro, contro i soli 6,38 euro mensili di chi versa in stato di indigenza.
E le difficoltà non riguardano solo gli indigenti: 7.867.000 persone non povere,
già nel corso del 2019 hanno dovuto sospendere o limitare almeno una volta la
spesa necessaria per visite mediche e accertamenti periodici.
Con la pandemia la situazione si è aggravata: le persone povere spendono il 63% del loro budget sanitario mensile per acquistare farmaci da banco e destinano solo 3,77 euro alle altre cure necessarie, prevenzione compresa.
Una cifra insufficiente se consideriamo che le persone non povere destinano a queste spese 36,82 euro, cioè 10 volte di più.
Non solo. Se il diffondersi del coronavirus, le restrizioni e la crisi
economica innescata da quella sanitaria hanno ulteriormente peggiorato le
condizioni della popolazione più fragile, anche gli enti assistenziali hanno
subìto un importante impatto negativo: quasi 1 su due ne ha risentito, il 40,6%
ha dovuto limitare la propria azione o sospendere qualche servizio per un
periodo più o meno lungo. Il 5,9% degli enti ha chiuso e non ha ancora ripreso
le attività.
Un’indagine effettuata da OPSan, su un campione rappresentativo di 892 enti assistenziali particolarmente strutturati (che si prendono cura di 312.536 indigenti), ha registrato un calo di oltre 173.000 assistiti (pari al 55% del totale.)
Si tratta di persone che hanno chiesto assistenza a un ente, ma questo era chiuso o aveva ridotto i propri servizi; oppure, di persone che, poiché impaurite dal Covid, hanno rinunciato a farsi curare.
Pertanto, si stima che almeno 1 povero su 2 non abbia potuto curarsi attraverso gli enti che forniscono gratuitamente cure e medicine e sia rimasto ancor più deprivato della necessaria protezione sociale.
"Siamo di fronte ad una situazione particolarmente drammatica quanto inedita -
ha dichiarato Sergio Daniotti, presidente della Fondazione Banco Farmaceutico
onlus - tanti enti assistenziali, in tutta Italia, a causa della pandemia,
hanno chiuso o ridotto le proprie attività.
Centinaia di migliaia di persone povere che, prima della pandemia, chiedevano loro aiuto, durante la pandemia sono rimaste prive di protezione.
Nel nostro piccolo, lanciamo un grido d’allarme affinché le istituzioni comprendano a fondo il ruolo del Terzo Settore nel nostro Paese.
Da sempre, le organizzazioni dedite all’assistenza e alla solidarietà sociale che ne fanno parte (fondazioni, associazioni, comitati), contribuiscono alla sostenibilità di tanti settori e servizi essenziali, compreso il servizio sanitario nazionale.
Ora come non mai – ha concluso - in questa Italia impoverita dalla pandemia, questa grande rete della solidarietà, che è un patrimonio del nostro Paese, non può essere lasciata sola”.
Non posso che concordare con l’appello lanciato da Sergio Daniotti.
Aggiungo che l’aggravarsi della cosiddetta povertà sanitaria, rende ancora più necessario il verificarsi di un incremento molto consistente delle risorse finanziarie direttamente rivolte ai poveri.

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