Sono passati 25 anni dal massacro di Srebrenica, avvenuto tra l’11 e il 19
luglio del 1995, quando le forze serbe di Bosnia trucidarono tra i 7.000 e gli
8.000 uomini e ragazzi musulmani nella città di Srebrenica.
Mi è sembrato opportuno riportare alcune parti dell’articolo
di Tom Mockaitis, pubblicato su “The Conversation” e ripreso da “L’Internazionale”,
intitolato “Perche ricordare il massacro di Srebrenica, 25 anni dopo”.
“…Due anni prima del massacro le Nazioni Unite avevano
designato Srebrenica come ‘area sicura’ per i civili in fuga dai combattimenti
tra il governo bosniaco e le forze serbe separatiste, nel contesto del crollo
della Jugoslavia.
Nel 1995 Srebrenica ospitava 20.000 profughi e 37.000
residenti, protetti da meno di 500 soldati delle forze di pace internazionali,
scarsamente armati.
Dopo aver travolto le truppe dell’Onu, le forze serbe
attuarono quello che in seguito si scoprì essere un atto di genocidio
accuratamente pianificato.
I soldati serbi di Bosnia e la polizia radunarono uomini
e ragazzi di età compresa tra 16 e 60 anni, quasi tutti civili innocenti, per
poi fucilarli e seppellirli in fosse comuni.
Le forze serbe trasportarono circa 20.000 donne e
bambini nelle aree sicure controllate dai musulmani, ma non prima di aver
stuprato molte donne e ragazze.
La violenza fu talmente atroce che perfino gli Stati
Uniti, fino a quel momento riluttanti, decisero di intervenire direttamente e
porre fine al conflitto in Bosnia.
Le condanne per i fatti di Srebrenica
dimostrano quanto sia importante individuare i colpevoli delle atrocità
commesse in tempo di guerra.
Srebrenica è l’esempio di quali possono essere le
conseguenze del nazionalismo estremista. In un momento in cui la xenofobia, i
partiti nazionalisti e i conflitti etnici tornano a emergere in tutto il mondo,
l’anniversario del massacro è quanto mai significativo.
La guerra civile in Bosnia fu un complicato conflitto
di natura etnica e religiosa.
Da un lato erano schierati i musulmani bosniaci e i
cattolici croati, due comunità che avevano manifestato la volontà di
indipendenza dalla Jugoslavia attraverso un voto. Sul fronte opposto c’erano i
nazionalisti serbi, che si erano separati dalla Bosnia Erzegovina e volevano
espellere tutte le altre comunità dai territori che avevano appena conquistato…
Ci sono voluti più di vent’anni per portare alla
sbarra i responsabili delle atrocità commesse durante la guerra civile
bosniaca.
Il Tribunale penale internazionale per l’ex
Jugoslavia, una corte delle Nazioni Unite attiva tra il 1993 e il 2017, ha
condannato per i crimini di guerra 62 serbi di Bosnia, tra cui diversi
ufficiali di alto grado.
Il tribunale ha stabilito che il comandante
dell’esercito serbo di Bosnia, il generale Ratko Mladic, si è reso colpevole di
‘genocidio, persecuzione, sterminio, omicidio e trattamento disumano nell’area
di Srebrenica’, oltre a condannare il leader politico dei serbi di Bosnia
Radovan Karadzic per genocidio.
La corte ha incriminato anche il presidente serbo Slobodan
Milosevic con l’accusa di ‘genocidio, crimini contro l’umanità, gravi
violazioni della convenzione di Ginevra e violazioni delle leggi e delle
consuetudini di guerra’ per il suo sostegno alla guerra e alla pulizia etnica.
Milosevic è morto durante il processo.
Nonostante molti responsabili siano sfuggiti al
processo, le condanne emesse per i fatti di Srebrenica dimostrano quanto sia
importante individuare i colpevoli delle atrocità commesse in tempo di guerra,
a prescindere dal tempo che è necessario per riuscirci. Le condanne penali
offrono un senso di chiusura alle famiglie delle vittime e fanno capire ai
colpevoli che non possono mai essere sicuri di sfuggire alla giustizia…
Nonostante le condanne storiche e la scrupolosa documentazione
dei crimini contro l’umanità commessi in Bosnia, alcune persone in Serbia
sostengono ancora che il genocidio non sia mai esistito.
Usando argomenti simili a quelli delle persone che
negano il genocidio armeno o l’Olocausto, i nazionalisti serbi ribadiscono
che il numero dei morti è esagerato, che le vittime erano combattenti o che
Srebrenica è solo una delle atrocità commesse da tutti gli schieramenti
coinvolti nel conflitto.
… 60%
E’ innegabile che durante la guerra i belligeranti su
tutti i fronti commettano atti deprecabili.
Ma le prove raccolte in Bosnia dimostrano che le forze
serbe hanno ucciso più civili che combattenti di altri gruppi. Almeno 26.852
civili hanno perso la vita durante il conflitto: 22.225 musulmani, 986
croati e 2.130 serbi.
I musulmani rappresentavano il 44% della popolazione
della Bosnia, ma l’80% delle vittime. Il tribunale dell’Aja ha condannato
solo 5 musulmani di Bosnia per crimini di guerra.
Nel 2013 il presidente della Serbia si è scusato per
il ‘crimine’ di Srebrenica, ma si è rifiutato di ammettere che questo
crimine fosse stato parte di un genocidio perpetrato contro i musulmani di
Bosnia.
…Nel 1994, più di un anno prima della strage, il
dipartimento di stato degli Stati Uniti riferì che le forze serbe stavano
attuando una ‘pulizia etnica’ in alcune aree, ricorrendo all’omicidio e allo
stupro come strumenti di guerra e radendo al suolo interi centri abitati.
Tuttavia l’amministrazione Clinton, dopo l’umiliante
fallimento del tentativo di fermare la guerra civile in Somalia, non aveva
intenzione di farsi coinvolgere.
Le Nazioni Unite, spinte dalla volontà di restare
neutrali per ragioni politiche, si rifiutarono di autorizzare un’azione
più energica in Bosnia.
Fu necessario il massacro di Srebrenica per convincere
le potenze internazionali a intervenire…
Ricordare i genocidi come quello di Srebrenica non
impedirà che queste tragedie si verifichino ancora in futuro.
Dopo il 1995 altri gruppi emarginati sono stati
violentemente attaccati in Paesi come Sudan, Siria e Birmania.
Oggi gli uiguri, minoranza musulmana in Cina, vengono
chiusi nei campi di concentramento e sterilizzati.
Ciò non toglie che il ricordo delle atrocità passate
sia fondamentale, perché ci permette di riflettere, di onorare i morti, di
celebrare gli elementi che uniscono l’umanità e di lavorare insieme per
superare le divergenze.
La memoria, inoltre, protegge l’integrità del passato
dalle persone che vorrebbero correggere la storia per fare i propri interessi.
In questo senso la commemorazione di Srebrenica, 25
anni dopo i fatti, potrebbe aiutarci in qualche misura a contrastare la logica
malvagia dei crimini di massa in futuro”.

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