Generalmente si sostiene che il lavoro nero, l’occupazione irregolare, è
diffuso soprattutto nel Sud. Ma è proprio vero? Emilio Reyneri, in un articolo
pubblicato su “lavoce.info”, intende rispondere a questa domanda, oltre ad
esaminare le principali caratteristiche del lavoro irregolare in Italia.
“…Da oltre 20 anni l’Istat stima nelle statistiche di
contabilità nazionale anche gli occupati non regolari, la cui prestazione
lavorativa è svolta senza il rispetto della normativa in materia lavoristica,
fiscale e contributiva.
I criteri di stima sono cambiati più volte, ma pur con
qualche approssimazione è possibile delineare le tendenze del tasso di
irregolarità dell’occupazione, nel complesso e per grandi settori.
La percentuale di occupazione irregolare dal 1995 al
2017 presenta un leggero andamento a U, con un brusco calo dal 2001 al 2003,
dovuto alla più grande sanatoria degli immigrati irregolari, e una ripresa dal
2009 negli anni della grande recessione...
Ma la ripresa del lavoro nero non ha suscitano grande
attenzione, benché l’Italia sia, con Spagna e Grecia, il paese dell’Europa
occidentale con il tasso di irregolarità di gran lunga più alto.
…Il tasso di irregolarità, cioè la percentuale di
occupazione non regolare sul totale, è utilizzato dall’Istat anche per rilevare
le differenze territoriali.
Il tasso di irregolarità per il 2017, ultimo anno
disponibile, varia da valori pari o inferiori al 10% per cinque regioni
settentrionali su sei sino a valori pari o superiori al 15% per tutte le
regioni meridionali, con una punta intorno al 20% per Calabria e Sicilia.
Alle differenze territoriali nel tasso di disoccupazione,
le più ampie tra i Paesi europei, sembra si aggiungano forti differenze nella
consistenza del lavoro non regolare.
Tuttavia, se consideriamo la diffusione
dell’occupazione irregolare rispetto alla popolazione emerge un quadro molto
diverso.
Dividendo il tasso di occupazione, che misura il
rapporto tra occupati e persone da 15 a 64 anni, tra tasso di occupazione
irregolare e tasso di occupazione regolare risulta che la percentuale di
abitanti con un’occupazione irregolare oscilla soltanto dal 7-8% per le regioni
settentrionali al 9-10% per quelle meridionali.
Per contro, enormi sono le differenze nel tasso di
occupazione regolare: dal 65-70% delle regioni settentrionali sino a meno del
40% per tre regioni meridionali (Sicilia, Campania e Calabria).
Il tasso di occupazione irregolare nel Nord è soltanto
due punti percentuali inferiore a quello del Centro e addirittura neppure due
punti sotto quello del Sud.
E le differenze per industria, edilizia e servizi sono
infime.
Per contro, a parte l’agricoltura, le differenze nei
tassi di occupazione regolare tra Nord e Sud sono enormi: addirittura quasi 13
punti percentuali nei servizi e oltre 9 punti nell’industria.
Due conclusioni.
Primo, il problema del Mezzogiorno non è tanto una
diffusione del lavoro nero particolarmente alta, ma la scarsissima presenza di
quello regolare, soprattutto nell’industria e nei servizi.
Secondo, il lavoro nero è solo leggermente meno
diffuso nelle regioni settentrionali e quindi costituisce un problema anche per
queste regioni.
Tuttavia, per la scarsa possibilità di trovare
un’occupazione regolare, nel Mezzogiorno il lavoro nero interessa fasce di
popolazione più ‘centrali’ per la loro posizione familiare.
Né le stime di contabilità nazionale, né le indagini
sulle forze lavoro forniscono informazioni su chi lavora in nero, ma
nell’indagine Istat ‘Vite familiari e soggetti sociali’ del 2009 ai lavoratori dipendenti (tutti italiani dati i criteri di
campionamento) si chiedeva se avessero un contratto o un accordo verbale…
La contrapposizione tra Sud e Nord è netta.
Nelle regioni meridionali gli occupati irregolari sono
per lo più maschi, in età centrale e capifamiglia, mentre in quelle
settentrionali sono per lo più donne, giovani e coniugi o figli.
Quindi nel Mezzogiorno è probabile che i lavoratori in
nero siano i soli occupati in famiglia, mentre nel Nord è probabile che i
lavoratori in nero vivano in famiglie in cui il capofamiglia ha un lavoro
regolare.
Si spiega così la maggiore gravità sociale del lavoro
in nero nel Mezzogiorno.
Oltretutto, la più elevata presenza di poco istruiti
nel Mezzogiorno indica una maggiore dequalificazione delle occasioni di lavoro
nero, mentre una più alta presenza di laureati nel Nord sembra indicare una
discreta presenza di lavoro nero qualificato.
Le diverse caratteristiche dei lavoratori in nero
ampliano quindi le differenze tra Sud e Nord, abbastanza ridotte dal punto di
vista quantitativo, e suscitano diversi interrogativi riguardo alle politiche
di contrasto”.

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