Con la diffusione del coronavirus in Italia e
altrove già si sono manifestati consistenti effetti negativi nel sistema
economico e ancora di più si manifesteranno nei prossimi mesi, anche se la loro
dimensione dipenderà molto da come evolverà la diffusione del coronavirus nel
nostro Paese e nel resto del mondo. Non sarà comunque facile individuare gli
interventi più adeguati per contrastare quegli effetti.
In molti si stanno occupando
dei problemi economici causati dalla diffusione del coronavirus in Italia.
Mi è sembrato opportuno
riportare alcune parti di un articolo di Mariasole Lisciandro e Massimo Taddei,
pubblicato su www.lavoce.info, in quanto
vi sono contenute alcune considerazioni senza dubbio interessanti.
In riferimento ai settori più
colpiti, i due autori scrivono: “…Sarebbe azzardato provare già a
quantificare l’impatto economico delle misure precauzionali imposte dal governo
a Lombardia e Veneto, tra le regioni italiane più produttive, ma possiamo
iniziare a pensare ad alcune tendenze.
Il
danno economico per l’Italia riguarderà sicuramente due aspetti cruciali: il
turismo e il settore produttivo.
I
cinesi rappresentano una quota importante delle presenze turistiche in Italia,
con quasi 300.000 arrivi nel 2014 e più di 450.000 attesi nel 2020, un numero
che ora è destinato a crollare proprio a causa del coronavirus.
Ci
sarà sicuramente una perdita notevole, basti vedere il pernottamento medio dei
cinesi rispetto ai turisti di altre nazionalità . E, cinesi a parte, è
verosimile attendersi una flessione complessiva dei flussi turistici verso
l’Italia.
Guardando
agli andamenti di borsa possiamo provare a capire quali sono i settori più a
rischio: vi rientrano sicuramente auto, lusso e viaggi.
Per
le quattro ruote, ci sono problemi sia dal lato della domanda che dell’offerta:
è inevitabile che il settore dell’automotive risenta del calo della domanda dei
mercati cinesi così come è inevitabile che le chiusure forzate degli
stabilimenti in Cina danneggino le filiere produttive delle case
automobilistiche.
Quanto
al lusso, a parte le conseguenze più ovvie legate a ritardi nelle forniture e
al calo della domanda, potranno arrivare danni dovuti alla cancellazione di
fiere e sfilate, oltre che alla mancata presenza dei buyer cinesi,
tradizionalmente tra i più attivi.
L’impatto
globale della crisi si nota anche dall’andamento delle principali compagnie
aeree: il valore dei titoli di Lufthansa, Air France-Klm e Iag (che comprende
British Airways, Iberia e Vueling) è in calo dalla fine del 2019 e, dopo una
breve ripresa, è nuovamente crollato in seguito all’arrivo del virus in Europa.
Per
quanto riguarda il settore produttivo, la Cina ha acquisito una rilevanza
strategica fondamentale nella produzione industriale dei principali paesi
avanzati, soprattutto grazie alla condivisione internazionale delle catene del
valore
Quando
l’economia venne colpita dall’epidemia di Sars nel 2003, la Cina, pur avendo
già intrapreso il sentiero di una prodigiosa crescita, aveva un Pil otto volte
inferiore rispetto a quello attuale ed era molto meno integrata con il resto
del mondo.
E’
quindi ragionevole pensare che, dopo 17 anni, le conseguenze del coronavirus
saranno ben superiori.
Anche
gli effetti sul resto del mondo saranno particolarmente pesanti e si sommeranno
alla generale stagnazione che ha caratterizzato l’economia globale nel 2019.
I
primi segnali del rallentamento mondiale si possono intravedere dalle reazioni
di molte delle ‘big tech’ americane, che fanno riferimento a migliaia di
imprese cinesi, come Foxconn, per la produzione di componenti per i dispositivi
elettronici. Quasi tutte le grandi società tecnologiche hanno annunciato un
calo dei ricavi nel breve periodo a causa dell’emergenza sanitaria cinese.
In conclusione, non si può ancora determinare con chiarezza
quale sarà l’effetto del coronavirus sull’economia italiana, europea e
mondiale, così come non esistono ancora dati precisi sul crollo e l’eventuale
recupero di quella cinese.
Una parte delle reazioni degli ultimi giorni, come la corsa
ai supermercati, è sicuramente dettata dall’isteria generale, ma ci sono
importanti segmenti produttivi che stanno pagando cara l’incertezza che aleggia
da mesi sul commercio e sui consumi internazionali.
Una cosa è certa: questa epidemia conferma il ruolo della
Cina come potenza economica, i cui drammi e le cui fortune possono rendere grandi
o affossare le imprese di tutto il mondo”.
All’inizio del post ho rilevato come i problemi economici
causati al nostro sistema economico dipenderanno da come evolverà la diffusione
del coronavirus in Italia e nel resto del mondo.
Ma, come dimostrano i contenuti dell’articolo che ho
riportato, la tipologia dei problemi economici che si determineranno è già,
nella gran parte dei casi, individuabile.
Molto più difficile è stabilire quali dovranno essere i
principali interventi di politica economica da attuare.
La politica monetaria, per le
caratteristiche che ha assunto per fronteggiare la crisi economica degli ultimi
anni (con tassi molto bassi e molta liquidità a disposizione), sarà poco
utilizzabile.
Alcuni strumenti pochissimo usati
in passato come il cosiddetto “elicopter money”, cioè la concessione a tutti di
determinate somme di denaro, come si sta facendo a Hong Kong, proprio perché non
si conoscono bene i suoi effetti in seguito ai pochi casi nei quali è stata
attuata, non si sa se potrà essere molto utile.
La politica fiscale generalmente
produce effetti non nel breve termine, anche se la riduzione delle imposte, sia
temporanea che protratta nel tempo, potrebbe produrre effetti entro non molto
tempo dalla sua adozione.
Peraltro sia la politica monetaria
che la politica fiscale incidono soprattutto sulla domanda, mentre i principali
problemi economici causati dalla diffusione del coronavirus riguardano l’offerta.
E poi non si devono trascurare gli
effetti sui bilanci pubblici di politiche fiscali espansive, anche se è
probabile che i governi e le istituzioni economiche internazionali saranno
molto più disponibili, rispetto al passato, ad accettare quel tipo di
politiche.
Resta il fatto che non sarà facile,
tutt’altro, affrontare efficacemente i problemi economici, conseguenza della
diffusione del coronavirus, in Italia e nel resto del mondo.

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