E’ stato recentemente presentato il rapporto “Animali
in città 2018” di Legambiente, nel quale si analizzano alcuni aspetti della
situazione di cani e gatti, soprattutto, esclusivamente nelle aree urbane, perché
in esse si è concentrata la crescita di questi animali nelle case degli
italiani, quadruplicata negli ultimi 20 anni.
I dati sono stati forniti da
Comuni e Asl.
Numerose sono le
informazioni interessanti che si possono desumere dalla lettura del rapporto.
Il randagismo rappresenta l’elemento principale di sofferenza e
conflittualità per gli animali e il costo economico più significativo a carico
della collettività.
Il quadro della gestione dei canili - con sterilizzazioni, restituzioni e
adozioni - rimane stabile: in media tre cani su quattro ritrovano famiglia, ma
le differenze sono enormi da Comune a Comune.
Dal 2015 al 2016 sono cresciute le colonie feline monitorate dai Comuni -
ci sono 1.600 colonie in più - ma il numero complessivo di gatti è sceso di
16.000 unità e i cittadini coinvolti sono addirittura 32.000 in meno.
Il 100% dei contesti urbani ha gatti liberi più o meno “aut organizzati” in
colonie.
La corretta gestione delle colonie feline è uno degli elementi che facilita
il buon rapporto con gli animali in città o che, al contrario, può ingenerare
frequenti conflitti.
Solo il 24,4% dei Comuni dichiara di monitorare le colonie feline presenti
nel proprio territorio e da questi monitoraggi risulterebbero 16.542 colonie,
con 139.862 gatti e 10.484 cittadini impegnati.
Variazioni disomogenee si registrano anche sul fronte dei regolamenti e
delle ordinanze a favore degli animali.
Scendono i Comuni che dichiarano di avere un regolamento per la corretta
detenzione, l'accesso ai locali pubblici o per il corretto utilizzo di botti e
fuochi pirotecnici.
Dichiara di avere un regolamento per la corretta detenzione degli animali
in città il 24% dei Comuni, l’accesso ai locali pubblici e negli uffici è
regolamentato in meno di un Comune su 10, botti e fuochi d’artificio solo nel
2,4%.
Raddoppiano, invece, i Comuni che hanno un regolamento per l’accesso alle
spiagge, ma il numero rimane basso: siamo a 21 (il 12%).
Nessun progresso rispetto ai regolamenti per tumulazione, inumazione e
cremazione, per arrivo e sosta di spettacoli o per il contrasto all'uso delle
esche avvelenate.
La percentuale dei Comuni che hanno adottato un regolamento per facilitare
cremazione, inumazione e tumulazione di gatti e cani è ferma al 5%.
Arrivo e sosta di spettacoli con animali sono regolamentati nel 10,5% dei Comuni.
Poco meno di un Comune su 13 ha adottato (7,8% dei casi) un regolamento
contro l’uso di esche e bocconi avvelenati, che si sta prepotentemente
affacciando dalla campagna in città.
Non cambia, inoltre, il quadro delle aree parco dedicate ai cani,
prigioniere di una pianificazione urbanistica che non le aveva previste, e i
dati continuano a restituire una realtà molto differenziata. Stando ai Comuni
che hanno risposto positivamente (20%) risultano 1.369 aree, in media uno
spazio dedicato ogni 8.093 cittadini residenti.
Infine, rimane un’eccezione il monitoraggio della fauna selvatica, per
prevenire e gestire conflitti o zoonosi, la trasmissione di malattie infettive
dagli animali agli uomini: quattro Comuni su 100 monitora l’avifauna, mentre
solo un Comune su 100 monitora gli altri animali (come mammiferi e specie
alloctone).

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