Il 47% degli italiani (compresi i bambini) non versa
le imposte sui redditi delle persone fisiche. I contribuenti con redditi
superiori a 35.000 euro sono il 13,9% del totale e versano il 62,5%
di queste imposte. E’ quanto emerge da uno studio di “Itinerari
previdenziali”, che si basa sulle dichiarazioni effettuate nel 2022, relative
ai redditi prodotti nel 2021.
Il totale dei redditi prodotti nel 2021 e dichiarati nel 2022 ai fini Irpef è ammontato a 894,162 miliardi, per un gettito generato di 175,17 miliardi (157 per l’Irpef ordinaria, 12,83 per l’addizionale regionale e 5,35 per l’addizionale comunale), in crescita rispetto ai 164,36 miliardi dell’anno precedente.
Sono aumentati i dichiaranti (41.497.318) e i contribuenti/versanti, vale a dire coloro che versano almeno 1 euro di Irpef, che sono saliti a quota 31.365.535, valore più alto registrato dal 2008.
Oltre il 40% dei dichiaranti ha dichiarato di percepire un reddito sulle persone fisiche inferiore a 15.000 euro.
I contribuenti che hanno dichiarano redditi da 0 fino a 7.500 euro lordi erano 8.832.792, quelli che hanno dichiarato redditi tra i 7.500 e i 15.000 euro lordi erano 7.819.493.
Nel complesso, i contribuenti delle prime due fasce di reddito, compresi i negativi, erano il 42,6% del totale e pagavano solo l’1,7% dell’Irpef complessiva.
Anche nel 2022 è rimasto forte il divario tra le regioni italiane per quanto riguarda il versamento dell’Irpef (sempre prodotta nel 2021 e dichiarata nel 2022).
Il Nord infatti ha contribuito per 100,6 miliardi, pari al 57,4% del totale, il Centro per 38,2 miliardi pari al 21,8% del totale, mentre il Sud per 36,3 miliardi, pari al 20,7% del gettito complessivo.
Una situazione di disequilibrio, che ha trovato conferma anche analizzando le singole regioni: con poco meno di 10 milioni di abitanti, la Lombardia ha versato 40,3 miliardi di Irpef, cioè un importo maggiore dell’intero Mezzogiorno, con circa il doppio della popolazione, e persino superiore a quello dell’intero Centro (11,8 milioni di abitanti).
“Non è accettabile - ha commentato Stefano Cuzzilla, presidente della Cida, confederazione dei dirigenti di azienda - che poco più del 13% della popolazione si faccia carico della quasi metà degli italiani che non dichiara redditi e trova benefici in un groviglio di agevolazioni e sostegni, spesso concessi senza verificarne l’effettivo bisogno.
Un 13% che guadagna da 35.000 euro lordi in su, e che per questo non può beneficiare del taglio al cuneo fiscale perché è considerato troppo ricco e non può difendersi dall’inflazione nemmeno quando arriva alla pensione, sempre perché è considerato troppo ricco”.

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