Molti giovani italiani
emigrano all’estero per motivi di lavoro. Questi e altri dati, relativi al
2022, sono contenuti nel rapporto italiani nel mondo della fondazione Migrantes,
recentemente presentato.
Infatti il 44% degli 82.000 italiani che sono emigrati nel 2022 con la sola motivazione espatrio aveva tra i 18 e i 34 anni.
Inoltre un quinto (più di 1,2 milioni) dei residenti iscritti all’Anagrafe italiana per i residenti all’estero aveva, sempre nel 2022, tra i 18 e i 34 anni.
Complessivamente al 31 dicembre 2022 i connazionali iscritti all’Aire erano 5.933.418, il 10,1% dei 58,8 milioni di italiani residenti in Italia.
Quindi, mentre l’Italia continua inesorabilmente a perdere residenti (in un anno -132.405), l’Italia fuori dell’Italia continua a crescere anche se in maniera meno sostenuta rispetto agli anni precedenti.
I residenti all’estero dal 2006 sono aumentati del 91%.
Le italiane all’estero sono praticamente raddoppiate (+99,3%), i minori sono aumentati del 78,3% e gli over 65 anni del 109,8%. I nati all’estero sono cresciuti, dal 2006, del 175%, le acquisizioni di cittadinanza del 144%, le partenze per espatrio del 44,9%.
E le donne rappresentavano il 48,2% dei 6 milioni di italiani all’estero
Come già rilevato, l’Italia all’estero ringiovanisce costantemente.
Il 23,2% (oltre 1,3 milioni) dei residenti iscritti all’Anagrafe italiana per i residenti all’estero aveva tra i 35 e i 49 anni, un quinto (più di 1,2 milioni) tra i 18 e i 34 anni. Il 40,4% è nato all’estero da italiani. In prevalenza il livello di istruzione è medio-alto (circa il 58% possedeva almeno il diploma).
I punti fermi della comunità italiana all’estero sono l’origine in prevalenza meridionale (il 46,5%), il 37,8% settentrionale e il 15,8% del Centro.
La Sicilia è sempre la regione d’origine della comunità più numerosa (oltre 815.000). Seguono - restando al di sopra delle 500.000 unità - Lombardia, Campania, Veneto e Lazio.
Le comunità italiane più numerose si trovano in Argentina (oltre 921.000 iscritti, il 15,5% del totale), Germania (oltre 822.000, il 13,9%), Svizzera (oltre 639.000, il 10,8%). Seguono Brasile, Francia, Regno Unito e Stati Uniti d’America.
Secondo Gian Carlo Perego, presidente della fondazione Migrantes, i giovani che emigrano sono “giovani che non lavorano e non studiano, lavoratori precari, disoccupati, giovani donne e 1 su 4 laureati e ricercatori. L’emigrazione ci fotografa il disagio giovanile, una nuova generazione di poveri”.
Mi sembra poi condivisibile il commento, relativo ai dati contenuti nel rapporto della fondazione Migrantes, del cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, il quale ha affermato che “bisogna fare un grande investimento sull’istruzione, sullo studio, combattendo la precarietà, dando condizioni di sicurezza, la casa ad esempio. La lotta alla precarietà è una delle condizioni migliori per dare sicurezza sul futuro e per la bellezza di restare nel proprio Paese”.
In conclusione, è del tutto evidente che il notevole numero dei giovani che emigrano dimostra ulteriormente che in Italia si continua a non adottare politiche che favoriscano un aumento consistente dell’occupazione giovanile, come sarebbe invece necessario.

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