La manutenzione delle
strade in Italia è del tutto insufficiente. Tale situazione, che si verifica
ormai da diversi anni, è una delle cause più importanti dei numerosi incidenti
stradali che si verificano. Di tutte le strade una su due non è sicura. Sarebbero
necessari 40 miliardi di euro per effettuare gli interventi di manutenzione,
ormai indispensabili.
Ogni anno è soprattutto la Siteb, l’associazione
delle imprese di costruzione e di manutenzione delle strade, a denunciare
questa situazione.
E il suo direttore, Stefano Ravaioli ha
rilasciato alcune dichiarazione a www.tiscali.it.
“Dopo il leggero recupero nel 2015 siamo tornati
ai livelli del 2014, il precedente minimo storico. Il degrado delle strade ormai
si vede a occhio nudo. Praticamente una su due è ormai a rischio sicurezza”, ha
affermato Ravaioli.
“La principale causa è la mancanza di fondi.
Nonostante l’allentamento del patto di stabilità delle pubbliche
amministrazioni gli investimenti in manutenzione non sono stati fatti” ha
spiegato il direttore di Siteb.
Come al solito però hanno pesato anche questioni
burocratiche. “L’anno scorso - ha proseguito - è entrato in vigore il nuovo
codice degli appalti. Molte amministrazioni non sono riuscite a farli perché
ancora non conoscono bene le nuove regole”.
“Negli ultimi 10 anni - ha detto poi Ravaioli -
non sono stati messi in opera qualcosa come 10 miliardi di euro di materiale
stradale. Se oggi il governo Gentiloni investisse questa stessa ed identica somma
non si tornerebbe però allo situazione precedente perché nel frattempo le
strade si sono degradate per un importo pari a 40 miliardi”.
Una cifra che, oggettivamente, è molto alta in
considerazione dello stato di salute, più che precario, dei conti pubblici
italiani.
Comunque anche la mancanza di controlli incide
negativamente sulla qualità delle manutenzioni.
Infatti quando le manutenzioni si fanno sono di
scarsa qualità e le strade rapidamente tornano al precedente stato di degrado e
insicurezza.
Secondo Ravaioli anche di questo sono
responsabili le pubbliche amministrazioni.
“Le imprese fanno lavori conformi ai capitolati
che spesso sono fatti male perché mancano le competenze per farli”.
Il direttore di Siteb ha riconosciuto però
l’esistenza di responsabilità anche sul fronte delle imprese.
“Qualcuna - ha spiegato - può fare la furba e
utilizzare meno bitume di quanto richiesto ma una grossa colpa è comunque del
committente pubblico che non esegue controlli adeguati. Se ci fossero nessuno
proverebbe a risparmiare sui materiali”.
Aggiungo però che la carenza di controlli non
assolve certo le imprese che ci “marciano”, le quali forse sono più di
qualcuna.
Da parte della Siteb, poi, si forniscono
ulteriori informazioni.
Secondo l’ultimo rapporto Ocse sul tema, il Road
Safety, nel 2015, in Italia, per la prima volta in dieci anni, sono tornati ad
aumentare in Italia i decessi per incidenti stradali, +1,4% (rispetto al 2014),
pari a 3.428 vittime, e sono in risalita (+6,4%) anche i feriti.
Un bollettino di guerra che nel 2016 ha ripreso
la sua linea discendete: 3.238 morti ma il numero di incidenti continua ad
aumentare e rimane ben lontano il traguardo auspicato dalla Ue, ovvero quello
di dimezzare il numero di decessi entro il 2020.
E si stima che circa un terzo degli incidenti
sia dovuto all’inadeguatezza della manutenzione stradale.
Nel 2016 siamo scesi al minimo storico di
consumo di asfalto per un impiego complessivo di 22 milioni di tonnellate per
costruire e tenere in ordine le strade. Nel 2010 i consumi ammontavano a 29
milioni di tonnellate, un risparmio che si è tradotto inevitabilmente nella
cattiva condizione delle infrastrutture viarie.
Del resto si investe quanto 30 anni fa, ma su
una rete molto più estesa e trafficata in condizioni già critiche da anni.
L’insicurezza stradale ha un impatto anche
economico.
Si stima che i 175.000 incidenti con lesioni
registrati in Italia nel 2016 costino circa 17 miliardi di euro, tra rimborsi
assicurativi e riparazioni delle vetture. E se un terzo degli incidenti è
causato dalla scarsa manutenzione del manto stradale, c’è il rischio che anche
contribuente dovrà presto mettere mano al portafoglio.
Perché la circolare ministeriale che precisa
l’articolo 14 del codice della strada inchioda le pubbliche amministrazioni
alle proprie responsabilità: “Gli enti proprietari, allo scopo di garantire la
sicurezza e la fluidità della circolazione, provvedono: alla manutenzione,
gestione e pulizia delle strade, delle loro pertinenze e arredo, nonché delle
attrezzature, impianti e servizi”.
In altre parole, in caso di incidente, se
provata la concausa della scarsa manutenzione, il conducente potrà chiamare in
causa gli enti proprietari e chiedere il risarcimento. E questo anche in caso
di omicidio stradale.

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